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26.01.2010 - Articolo
Istruzione per tutti

Progressi, ma necessità di intensificare gli sforzi per raggiungere l'obiettivo nel 2015

È trascorso un decennio da quando la comunità internazionale ha adottato gli obiettivi dell'istruzione per tutti (IPT). Anche se si registrano progressi, milioni di bambini attorno al globo sono tuttora privati delle possibilità di sviluppare il loro potenziale e di costruire il loro avvenire. Il Rapporto mondiale sull'IPT fa il punto della situazione, identifica alcune cause della marginalizzazione, propone soluzioni e invita i finanziatori e i governi a rinnovare i propri impegni di finanziamento al fine di raggiungere gli obiettivi dell'istruzione per tutti entro il 2015.

La pubblicazione dell'Unesco rileva che, anche se molto è stato fatto e ottenuto, il bilancio del decennio risulta meno positivo del previsto. Numerosi Paesi tra i più poveri non raggiungeranno gli obiettivi dell'IPT fissati per il 2015, considerato che mancano soltanto cinque anni per realizzare gli Obiettivi di sviluppo del millennio. L'assenza di sforzi per raggiungere le popolazioni marginalizzate, inoltre, ha privato milioni di persone del loro diritto all'istruzione.

I progressi realizzati sono a rischio

A questo si aggiunge l'impatto della crisi economica mondiale: l'aumento dei prezzi delle derrate alimentari ha provocato un incremento della malnutrizione e della povertà estrema, una crescente disoccupazione e una riduzione delle rimesse degli emigranti. Tutti questi elementi hanno conseguenze di ampia portata sull'istruzione, inducendo numerose famiglie povere a ridurre le spese scolastiche, o addirittura a ritirare i figli dalla scuola. A livello governativo, si risentirà di una pressione sui bilanci sociali che potrebbe sfociare in una riduzione dei finanziamenti attribuiti all'istruzione. Il rischio che vi sia un'inversione di tendenza per buona parte dei progressi realizzati in materia d'istruzione è reale.

Il rapporto 2010 stila un bilancio dei progressi raggiunti nella realizzazione dei sei obiettivi definiti a Dakar nel 2000. Fornisce altresì un'analisi dei finanziamenti necessari per raggiungere gli obiettivi dell'IPT nel 2015 e, più in particolare, approfondisce il tema dell'istruzione delle popolazioni marginalizzate.

La protezione e l'istruzione che i bambini ricevono durante i primi anni di vita incidono in modo determinante sul resto della loro esistenza. Eppure milioni di essi entrano a scuola già resi fragili dalla malnutrizione, da una salute carente e dalla povertà. Un migliore accesso a cure prescolari e infantili gratuite è indispensabile ai fini dell'istruzione e della salute pubblica. Il rapporto osserva inoltre che i governi dovrebbero agire contro le disuguaglianze nell'accesso alla protezione della piccola infanzia, in particolare quelle fondate sul reddito e l'istruzione dei genitori. Sebbene le disparità regionali siano importanti, generalmente la partecipazione all'istruzione prescolare è in costante aumento dal 2000: il tasso lordo di scolarizzazione è salito dal 33 al 41 per cento tra il 1990 e il 2007.

Educazione primaria universale

L'ultimo decennio è stato caratterizzato da un rapido progresso verso la realizzazione dell'educazione primaria universale, in particolare nell'Asia meridionale e occidentale e nell'Africa subsahariana. Dal 1999, dunque, il numero di bambini non scolarizzati nel mondo è diminuito di 33 milioni, anche se ne rimanevano 72 milioni nel 2007 e si stima che saranno ancora 56 milioni nel 2015. Pur essendo scesa dal 58 al 54 per cento la proporzione di bambine non scolarizzate, gli ostacoli legati al sesso permangono radicati profondamente. Per il resto, il percorso educativo di molti bambini che entrano nella scuola elementare risulta spesso ritardato, aleatorio, incompleto e breve. Per quanto concerne gli adolescenti non scolarizzati ‒ di cui nel 2007 il 54 per cento erano bambine ‒ si tratta di un problema molto diffuso al quale non si dedica sufficiente attenzione.

L'acquisizione di competenze svolge un ruolo sempre più importante, considerato soprattutto il costante aumento del tasso di disoccupazione ‒ già elevato ‒ tra i giovani. La sfida consiste quindi nel rafforzare l'istruzione di base e nel migliorare la transizione verso la scuola secondaria. Si tratta inoltre di mettere a punto una formazione professionale efficace che doti i giovani delle competenze necessarie per riuscire sul mercato del lavoro. I tassi netti di scolarizzazione al livello secondario sono progrediti, pur con sensibili divari tra le regioni. In molti Paesi in sviluppo, la formazione tecnica e professionale ha prodotto risultati mediocri. Il rapporto insiste sul fatto che per lottare efficacemente contro la marginalizzazione, questi programmi devono anche offrire una «seconda possibilità» ai milioni di giovani sfavoriti dei Paesi ricchi e poveri.

Due terzi degli analfabeti sono donne

Tra il 2000 e il 2007, il numero di analfabeti adulti nel mondo è diminuito del 13 per cento e il grado di alfabetizzazione è progredito del 10 per cento, attestandosi all'84 per cento. Questo progresso è particolarmente marcato nella regione dell'Asia orientale e del Pacifico, specie in India e in Cina. Le disparità tra i sessi sono generalmente diminuite. Tuttavia, si contano attualmente circa 759 milioni di adulti analfabeti ‒ ossia circa il 16 per cento della popolazione adulta mondiale ‒ di cui i due terzi sono donne. Se non s'intensificano gli sforzi per accelerare i progressi, nel 2015 vi saranno 710 milioni di adulti analfabeti.

I progressi nell'alfabetizzazione sono andati di pari passo con un miglioramento della parità tra i sessi. In Bangladesh, nel Burkina Faso, in Burundi, nel Malawi, in Nepal e nello Yemen, il tasso di alfabetizzazione femminile è raddoppiato o triplicato, progredendo due volte più in fretta di quello maschile: in generale, il numero di donne alfabete adulte è aumentato del 14 per cento, contro il 7 per cento di quello degli uomini. Le donne recuperano dunque il loro ritardo, ma agli svantaggi legati al genere si aggiungono le interazioni con la situazione geografica, l'istruzione dei genitori, l'origine etnica, la lingua e l'handicap.

La qualità dell'insegnamento è molto variabile a seconda del Paese, e ogni anno milioni di bambini lasciano la scuola senza aver acquisito competenze di base reali sul piano della lettura, della scrittura e del calcolo. Spesso non esistono pari opportunità di apprendimento (in particolare tra ragazze e ragazzi) e il grado di parità all'interno dei sistemi educativi può variare a seconda della scuola. Perché l'apprendimento sia efficace occorre disporre di buoni insegnanti, formati e motivati. Il rapporto stima a 10,3 milioni il numero di insegnanti supplementari necessari per realizzare l'obiettivo dell'educazione primaria universale entro il 2015. Basandosi su questa cifra, dovranno essere creati 1,9 milioni di nuovi posti, due terzi dei quali nell'Africa subsahariana.

Necessità di potenziare l'istruzione di base

L'Indice di sviluppo dell'educazione (ISE) è stato concepito per misurare i progressi globali e comprende quattro obiettivi dell'IPT facilmente quantificabili. Nel 2007, su 128 Paesi, si è potuto constatare che 62 Paesi (6 in più del 2006) hanno raggiunto o stanno raggiungendo i quattro obiettivi (tutti i Paesi salvo quelli dell'Africa subsahariana), 36 Paesi, per la maggior parte in America latina e nei Caraibi (16), nell'Africa subsahariana (8) e negli Stati arabi (6), sono a metà del cammino verso la realizzazione dell'IPT e 30, di cui 17 nell'Africa subsahariana, presentano deboli valori ISE.

Il rapporto fornisce una valutazione dettagliata dei costi associati alla realizzazione degli obiettivi principali dell'IPT. La valutazione interessa 46 Paesi a basso reddito e considera in particolare un importo atto a raggiungere i più marginalizzati. Qui di seguito quattro delle principali conclusioni e raccomandazioni: i Paesi in sviluppo a basso reddito potrebbero reperire un importo supplementare di 7 miliardi di dollari all'anno (0,7% del PIL) mobilizzando più risorse interne; le misure speciali per offrire possibilità di scolarizzazione nel livello primario ai gruppi marginalizzati costeranno 3,7 miliardi di dollari; l'importo stanziato attualmente a favore dell'istruzione di basein questi 46 Paesi (circa 2,7 miliardi di dollari) è insufficiente: occorrerà sestuplicarlo per colmare il deficit di finanziamento di 16 miliardi di dollari; urge convocare nel 2010 una conferenza di annuncio dei contributi da parte dei donatori al fine di mobilizzare i fondi supplementari necessari a mantenere gli impegni di Dakar.

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